Chiese e cappelle

Chiese e cappelle
Data:

06/03/2024

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Descrizione

CHIESE E CAPPELLE

 

Chiesa Madre di Maria Ss. Assunta

La Chiesa Madre, dedicata a Maria Ss. Assunta, venne edificata a partire dal 1630. Il sobrio prospetto esterno è impreziosito da un ricco portale d’ingresso in stile barocco. Lateralmente presenta due nicchie che racchiudono le statue di san francesco da Paola (a sinistra) e di san Pietro apostolo (a destra). L’interno è a navata unica con transetto, a croce latina, con una copertura a crociera. Sul lato destro della navata vi sono gli altari dedicati a sant’Antonio da Padova (del 1601, probabilmente recuperato dalla precedente chiesa), con la nicchia che ospita la stata del Santo taumaturgo, di autore ignoto, risalente al XIX secolo; alla Vergine Immacolata e a san Michele Arcangelo (1687), con una tela recentemente restaurata che raffigura l'Immacolata, l'Arcangelo Michele e sant’Ippazio; san Giovanni Elemosiniere (1703) con la tela che raffigura il Santo vescovo e, ai suoi piedi don Fortunato Castromediano, la moglie donna Vittoria Capece e una giovanetta. Sempre sulla destra si apre la Cappella di famiglia dei Castromediano, dedicata a san Benedetto, che oggi ospita l’altare del Santissimo. Appoggiato alla parete di destra vi è l’altare intitolato a san Giorgio, mentre a quella di destra è addossato il monumento tombale dei Signori feudatari del casale di Caballino, fatto erigere l'anno 1637 da don Francesco sopra una vecchia semplice tomba dei Castromediano stessi; tre animali con testa di donna reggono sulla schiena un cenotafio, il quale presenta una lunga epigrafe latina in cui si legge, tra l'altro, che «qui sono le ossa dei Castromediano sin dal 1300 e recentemente la crudele Morte ha reciso le vite della madre dilettissima donna Lella Sansovino nel 1631, e della moglie carissima donna Beatrice Acquaviva d'Aragona nel 1637, lasciando in lacrime inconsolabili don Francesco 1° Marchese di Caballino, Duca di Morciano e Cavaliere dell'Ordine di Calatrava». Sulla navata di sinistra si ergono gli altari di sant'Anna (1703) con il dipinto della Santa morente assistita dalla figlia Maria Vergine, da S. Giuseppe e da Gesù ragazzo; della Vergine della Pietà (1686) con la tela della scena di Maria dolente; di Maria Ss. Del Monte (1686, poi rifatto nel 1921) con il bassorilievo in cartapesta che rappresenta il ritrovamento del dipinto su pietra sotterrato della Madonna del Monte, opera di Giuseppe Manzo del 1921. Infine la cappella del Rosario, che costituisce il braccio sinistro del transetto, dove un tempo vi erano altrari e dei quali resta la tela che presenta in alto l'immagine della Madonna venerata da due Angeli, di san Giuseppe patriarca e di santa Teresa. Attiguo alla chiesa si staglia il campanile, eretto nel 1787 per volere del marchese Gaetano Castromediano Del 1893 è l’orologio civico.

 

Chiesa ed ex Convento dei Padri Domenicani con la cripta

Il complesso monastico dei Padri Domenicani fu costruito tra il 1626 e il 1635 per volere di Beatrice Acquaviva d’Aragona, moglie di Francesco Castromediano, primi marchesi di Cavallino. L’annessa chiesa, intitolata ai Santi Nicolò e Domenico (quest’ultimo patrono di Cavallino), sorge sui resti di una cripta basiliana dell’XI secolo. Ultimati i due edifici furono affidati ai Padri Domenicani ai quali, come sostentamento, il marchese Francesco Castromediano concesse il privilegium di riscuotere la decima sui cereali, olive, uve, legumi e fichi raccolti nel feudo di Caballino. Il portone d’ingresso del convento, ad arco a tutto sesto, è contornato da una cornice bugnata ed è sormontato dallo stemma gentilizio del marchese. All’interno si apre uno spazio dove si notano le tracce e i contorni di archi murati che fanno pensare ad un chiostro progettato e iniziato, ma non portato a compimento. Uno scalone a gradini di pietra a due rampe porta al piano superiore, dove erano sistemate le celle dei monaci. Il convento fu abitato per 180 anni da una decina di monaci domenicani, tra frati sacerdoti e frati conversi, finché l'Ordine non venne soppresso nel 1808 con editto di re Gioacchino e il convento confiscato. Adiacente al convento si trova la chiesa conventuale, costruita al di sopra di una cripta preesistente di origine certamente basiliana. La facciata della chiesa, probabilmente prevista a frontone a timpano ma rimasta incompiuta alla sommità e alle due ali, si presenta liscia, semplice, rotta soltanto da un’alta finestra centrale e da due finestre laterali, aperte più in basso. Sopra la porta d’ingresso, scolpito, vi è lo stemma dei Castromediano, un cui riquadro è marchiato da tre pignatelli che richiamano il cognome del contemporaneo vescovo di Lecce monsignor Antonio Pignatelli. Nella parte sinistra del prospetto, un altro scudo gentilizio a cinque punte riporta l’emblema dei Castromediano. L’interno del tempio è a pianta basilicale a tre navate, i cui termini sono rimarcati da quattro pilastroni a colonne quadrinate, su cui sono impostati gli archi che a loro volta reggono il soffitto in muratura a spicchi. Il presbiterio conserva l’originale altare barocco. Sul fondo all’abside, poggiato sulla schiena di due imponenti leoni, si erge il cenotafio con le statue dei marchesi donna Beatrice e don Francesco, vestiti alla moda spagnola. Da alcuni documenti si evince che all’interno di esso vi siano custoditi i cuori di entrambi, uniti da un vincolo d’amore per l’eternità. Sulle pareti laterali, da destra, gli altari dedicati alla Vergine Maria e Santi, a san Tommaso d'Aquino che discute con gli eretici, all’Addolorata, san Benedetto e santa Scolastica, la Trinità sotto l'archivolto, con la tela raffigurante donna Beatrice con i nove figli, san Raimondo di Peńafort, san Vincenzo Ferreri, san Domenico di Guzmán, con la tela raffigurante tre Sante, don Francesco Castromediano, donna Beatrice e il figlioletto Domenico Ascanio. Infine, la Visitazione, con la Vergine Maria e santa Elisabetta. Tra le tele anche quella raffigurante Maria Ss. del Rosario. La cripta basiliana, sottoposta alla chiesa, è stata recentemente interessata da lavori di restauro che hanno riportato alla luce gli affreschi che la adornano interamente e che raffigurano scene con santi e vergini. È costituita da un unico locale di forma rettangolare, scavato nella roccia calcarea ed è dotata di un piccolo altare centrale e di due altarini laterali.

 

Cappella della Madonna del Monte

La cappella della Madonna del Monte, compatrona del paese, è ubicata nel cimitero comunale, ed è legata al ritrovamento di un’icona bizantina raffigurante la Vergine col Bambino, che la fede popolare considerò miracoloso. Si narra che in un’epoca imprecisata, un pastorello sorvegliava al pascolo i buoi, in un fondo denominato Rutta, così chiamato perché in quel campo insisteva una cavità, una piccola grotta. Quando fu il momento di rientrare in paese, uno dei buoi restò accovacciato all’imbocco della grotta, come se fosse inginocchiato. Il pastorello strattonò invano l’animale e fu allora che, guardando nella buca, notò una lastra di pietra su cui erano dipinti il volto di una Madonna con Bambino. La notizia del ritrovamento fu considerata miracolosa dai fedeli, tanto che si decise di erigere un’edicola sul posto stesso del ritrovamento, ma i muretti di giorno venivano alzati e di notte crollavano, finché una giovinetta, dicendosi ispirata da Maria Vergine, rivelò che la Madonna voleva la cappella non nascosta in quel fondo, ma sul dosso della campagna, bene in vista nel fondo chiamato Monte. I cavallinesi edificarono così la cappella in prossimità del viottolo che da Cavallino portava a Lecce e la intitolarono alla Madonna del Monte, già patrona del paese, oggi compatrona. La cappella ha subito diversi rimaneggiamenti nel corso dei secoli. L’interno, a navata unica, presenta un altare in pietra affiancato da due colonnine; sopra il piano della mensa venne incassata l'icona con l'immagine di Maria e di Gesù bambino. Fra’ Tommaso Castromediano, figlio di don Francesco, vi aggiunse il secondo altare, a sinistra, intitolato a S. Giovanni Battista, definitivamente restaurato nel 1943 e adornato con il dipinto su tela, opera di Stanislao Maggiore, che raffigura le anime purganti. Nell’altare di destra vi è la tela di Luigi Tondi che rappresenta il miracolo dello scampato pericolo da un fulmine accaduto nel 1776 all’interno del tempietto. La cappella subì l'ultimo intervento architettonico nel 1871, quando fu ingrandita secondo le necessità ed ebbe l'attuale facciata a timpano semplice monocuspidale; le due fiancate furono rinsaldate con otto archi ciechi a tutto sesto. Nel fianco sinistro venne praticata una porticina, nel cui architrave all'esterno fu incastrato un concio di pietra rinvenuto nelle vicinanze e recante una iscrizione bizantina, la quale parla di una chiesa di Santa Teotokos, edificata da Giovanni figlio di Pellegrino su commissione di tal Nicola Marchiante.

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Ultimo aggiornamento

Ultimo aggiornamento: 17/09/2024 11:12

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